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Comunicazioni

  • Oggi appare come uno strano paese l’Italia, neanche 17 milioni di lavoratori dipendenti,  quasi 7 milioni di volontari, con regioni dove le percentuali superano il 20%, uguagliando se non superando quelle dei disoccupati. A dispetto del primo articolo della nostra costituzione, verrebbe da chiedersi: su cosa si fonda davvero la nostra nazione?

    Poi succede che andando a fondo delle cose si scopra un mondo che non ti aspetti, dove non esiste solo l'emozione del fare, la concretezza del comunicare, la soddisfazione di esserci, con ritrovata professionalità, ma anche una gratificante consapevolezza di operare per il meglio di tutti coloro che stanno “peggio”, aiutando a ricucire sul territorio e nel mondo un tessuto sociale che forze avverse, spesso incontrollabili, tentano di distruggere.

    Infine, ma non ultima, appare ancora più distante questa carenza formativa che ci circonda, di cui ormai tutti cominciamo a renderci conto, perché qui la formazione - soprattutto dei giovani che magari si avvicinano soltanto per un servizio civile e poi spesso si sentono così coinvolti da restare e continuare il loro operato – è il punto base dal quale partire per ogni direzione, sia sociale sia professionale, il vero gioiello dell’umanità di un paese che di eccellenze abbonda.

    Ma non è un gioiello in vetrina, non è un monumento o un marchio commerciale, né appartiene alle voci delle politiche strutturali o alla ricerca ossessiva del business ad ogni costo. E’ un tesoro silenzioso, protetto con impegno e umiltà, senza proclami, di un quotidiano vissuto con professionalità e sensibilità umana, abnegazione, entusiasmo e impegno civile.

    Croce Rossa Italiana di Vignole Borbera è tutto questo e come mostra il video recente sulla violenza sulle donne, prelevato dalla loro pagina Facebook, l’impegno è a 360°  e lo si tocca con mano, le necessità sono tante, l’operatività 7 giorni su 7 e 24 ore su 24,  le forze e gli aiuti non bastano mai.

    C'è sempre bisogno di energie nuove, fresche. L’appello verso i giovani è doveroso, anche  per i  delusi, gli scettici, gli amareggiati, o chi crede che non esistano più ideali, per i ragazzi che sempre meno si avvicinano agli altri, in un mondo così difficile e problematico, per tutti i giovani che costituiranno l’ossatura della nostra futura società, che si credono a volte impotenti di fronte agli ostacoli che incontrano. 

    L’invito a farne parte che ne consegue, a crescere insieme e realizzare qualcosa di positivo e di grande, ci potrebbe permettere di dire un giorno: “anch’io ho fatto qualcosa, per migliorare il mondo”.

  • Rachele e Asia hanno solo 17 anni, eppure da due anni sono promotrici e organizzatrici di un’iniziativa culturale che “lungi dall’essere un’antisagra” scrive Elio Defrani in un articolo “è un ponte tra la festa di paese e l’allestimento d’arte".

    Non alternative quindi, ma “integrazione” e “ampliamento” delle tradizioni e abitudini locali, con il supporto organizzativo, burocratico ed economico della Pro Loco locale, che sull'onda della spinta giovanile ha saputo coinvolgere anche “gli anziani” dell’organizzazione, grazie anche a un vicepresidente di (ben) 22 anni che non si è lasciato sfuggire l’occasione per il secondo anno di seguito.

    L’appuntamento è per sabato 30 giugno, dalle 17,30 fino a notte inoltrata e si snoderà per le vie di MontaldoBormida tra cibo, arte e musica.La manifestazione comincerà  con un’esposizione e la vendita di oggetti d’arte e  una serie di visite guidate nel centro storico medievale del paese, presenterà  esposizioni di  arti figurative, musica e arti di strada, giochi circensi, acrobatica, fachirismo, magia, arte concettuale con la partecipazione musicale dei Make It Burn di Acqui Terme e  i Before Sunsetdi Casale Monferrato.

    Sono iniziative preziose, che diventano ormai vitali se si vuole uscire dalla depressione del tradizionalismo più stantìo, rivolgendosi aall'entusiasmo e la creatività dei giovani.  L'arte vera è forse ancora lontana ma il percorso è giusto, peccato che ci siano Pro Loco e Pro Loco e manchi un coordinamento di zona fra le varie iniziative che superando il centrismo un po' statico dei paesi si allarghi ad una maggiore cultura del territorio, di cui tutti potrebbero avvantaggiarsi e arricchirsi.

    (fonte http://novionline.alessandrianews.it/novi-ligure/montaldo-arte-festa-159850.html )

  • Storie di piccola straordinaria ordinarietà.
    Per la prima volta nella mia vita decido di farmi il vaccino antinfluenzale. È una precauzione in più. È venerdì. Telefono al mio medico e mi risponde la segretaria, che mi dice che basta che vada all'Asl, e mi dà tutti gli orari: "Ma è meglio evitare il lunedì, c'è troppa gente, va bene il martedì, dalle 14 alle 14 e 45". "Ma devo venire prima da voi? Serve una prenotazione? Un'impegnativa?". "No No, basta che vai lì". Oggi martedì vado all'Asl di Arquata Scrivia, doccia, barba, autorizzazione compilata, nessuno mi ferma. Non vedo un vigile, un carabiniere, e tanti girano senza mascherina. Alle 13 e 45 sono lì. All'ingresso un'infermiera mi chiede il nome, mi cerca in una lista dove ovviamente non ci sono, poi mi ripete: "Ma cosa deve fare?". "Gliel'ho detto, il vaccino". "Ma che vaccino?". "Ma quanti vaccini ci sono? Quello antinfluenzale, ci avete fatto una testa così! Certo non quello per il morbillo!". "Allora dice che non sa, poi "Ah Sì vada qui dietro, deve girare tutto l'isolato", "Ma alla Croce Verde?", "No No, vedrà che ci sarà un sacco di gente". Faccio il giro dell'isolato, ma c'è una società privata, non sapevo facesse i vaccini per l'Asl, so che lì si paga, ma io rientro nella fascia...insomma, c'è una tenda vuota con due sedie, ma neanche un'anima. C'è un campanello, con su scritto "suonare". Suono, non risponde nessuno. Suono ancora, poi noto un cartellino: "Per i dottori Pinco, Pallino e Caio, le vaccinazioni sono sospese fino all'arrivo delle nuove dosi". Vabbé, non sono il mio dottore, ma le faranno solo per i mutuati di quei dottori? Boh, suono ancora, poi leggo un altro cartellino: "Apertura alle 15". Torno all'Asl, dalla stessa infermiera e chiedo chiarimenti. "Non ne so nulla di vaccini, ma se vuole può aspettare la segretaria del suo dottore. arriva alle 15", "No grazie, la chiamerò, io non abito qui". Torno a casa, pazienza per il pranzo saltato e il tempo perso. Dopo le 15 chiamo la segretaria. Mi attaccano il telefono due volte. Alla fine chiamo il mio medico al cellulare, mi risponde la segreteria telefonica e lascio un messaggio non proprio calmo calmo...sono le 15,30, finalmente posso mangiare qualcosa. Però porca pupazza, che abbiamo tutti, tempo da perdere? Andiamo bene, povera Italia, povera sanità, poveri noi. E andate al diavolo voi e quella merda di vaccino, che poi sto benissimo, se non me le fate girare!!!
  • È da qualche giorno in distribuzione il poema bilinque "Paris et Vienna" di Francesco e Cristiano Sias, un'opera unica nel suo genere, reinterpretazione poetica, non una semplice traduzione,  del poema originale di Francesco Sias in "limba" sarda del 1896. Sono due opere in una, un romanzo d'amore in versi, con la versione in sardo e quella in italiano in parallelo, che si rivolge agli appassionati di poesia sarda e italiana. In 8 canti e 878 ottave endecasillabe viene narrata, con la trama tipica dei romanzi cavallereschi medioevali, la storia dell'amore contrastato tra Vienna, figlia del Re del reame omonimo, e il giovane Paris, che frequenta il palazzo reale in quanto figlio di un banchiere che presta il denaro al Re. Per sfuggire all'ira del Re che scopre il legame fra i due, Paris scappa in Oriente, dove si dedica al commercio. Nel corso di varie vicende legate alla Guerra Santa si sviluppa il sorprendente finale, tra colpi di scena e episodi che toccano le corde del sentimento e dell'avventura. Il dialetto originale utilizzato è quello ghilarzese, "incontro - si legge nella prefazione dell'autore - di due lingue, di due diversi accenti dove il linguaggio di fondo logudorese si arricchisce di vocaboli del meridione, rendendo più ricco e spedito il discorso e più facile la comunicativa. E il tutto con una certa dolcezza di accento che lo differenzia da quello più marcato logudorese e più ancora da quello barbaricino e totalmente da quello campidanese". Particolare la firma dell'autore: nome cognome e località si desumono dalle prime lettere delle ultime ottave, così come per il traduttore, che con il suo omaggio intende restituire all'opera "il posto che le compete", oltre che fornire un valido strumento di studio per le generazioni future.

    Disponibile in tutte le librerie cartacee e online, ordinabile anche su Amazon al link "Paris et Vienna".

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