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(Non citiamo  località e protagonisti  per la privacy e  perché le situazioni oggetto dell’articolo possano trovare riscontro in altre realtà)

Profanare una tomba, nella totale mancanza di rispetto per i defunti, per commettere un furto di valori o un atto di teppismo o magari, perché no,  qualche rito satanico, è già di per se un qualcosa di inspiegabile che lascia sbigottite le persone dotate di un'etica religiosa e/o di un minimo di sensibilità umana e senso civivo, ma che può trovare una spiegazione nel degrado di valori che ci circonda.  Diventa però un atto spregevole, l’apoteosi della viltà e delle debolezze umane, quando al danneggiamento si unisce l’evidenza del prendersela con i morti perché non si ha il coraggio e la forza di lottare con i vivi.  Quale “bestia” può albergare nel cuore di certi uomini al punto da spingerli a commettere azioni così infami?  Le cronache infatti sono piene di episodi simili, a volte prodotti della follia, altre inspiegabili, dei veri e propri gialli, altre ancora simboleggianti nell’ipocrisia generale  un malessere e/o retroscena in cui nell’omertà del quieto vivere si evita accuratamente di parlare di quel “che tutti sanno” ma che “nessuno sa”.

Cosa distingue infatti il verificarsi di un qualunque atto criminale perpetrato ai danni di una persona nota in una città come Torino o Genova da quello commesso in un paesino di poco più di 2mila abitanti? Non certo la maggiore facilità di indagine, anzi spesso ostacolata proprio dal fatto che “nessuno vuole esporsi” in un piccolo centro, ma si può dire altrettanto sulla chiarezza delle motivazioni, o meglio del “movente”, soprattutto se la persona colpita è il primo cittadino?

Certo, direte, “un sindaco ha sempre dei nemici”, ma questa accezione è di più facile rilievo in una grande città appunto, non certo in un nucleo urbano di piccole dimensioni dove si sa tutto di tutti, e spesso anche più della realtà prosperano le fantasie e le chiacchiere della gente.

In questo caso, pur nell’aberrazione di quando commesso, non si può parlare solo di mancato rispetto verso i morti, ma di chiara intenzione di fare male ai vivi. Vendetta? Avvertimento? Odio? E perché?

Si può rispondere: “successe pure alla tomba di Charlie Chaplin, persino a quella di Mike Bongiorno”. Ma oltre alla diversa dimensione del personaggio, qui non ci troviamo nella psicologia del profanatore tipico, del feticismo passionale, della pulsione inconscia d’identificarsi, di essere in qualche modo  parte del mito del personaggio, come dice il criminologo Franco Bruno (in  la morte violata e la sottocultura dei profanatori di tombe).  “Cosa c’entrano i morti, i parenti, la famiglia?  Prenditela con me, non con chi c’entra nulla e non può difendersi”, così parla un uomo. No, qui non c’è più l’uomo ma l’odio, c’è la negazione del sentimento  da parte del sentimento stesso, c’è la cattiveria e  il rifiuto del personaggio, è chiara l’intenzione di offendere e infangare, come a dire in qualche misura: “attento, neanche da morto sarai al sicuro, tu e i tuoi cari”.

Cosa può giustificare tanta barbarica rabbia, oltrettutto rischiando parecchio nel commettere un reato sul quale nessun giudice mostrerà mai clemenza (Codice penale libro 2 tit.iv art. 408)?

Forse “chi semina vento raccoglie tempesta”? Forse questo è più facile farlo nei piccoli centri senza controllo dove ognuno rispetta l’altrui giardinetto affinché venga rispettato il proprio,  e per questo con personaggi, che altrove magari  non farebbero manco l’usciere del municipio, in queste piccole realtà maggiormente dominanti? Si possono trovare indicazioni nelle innumerevoli cause giudiziarie, nelle piccole gelosie e invidie, nella “patrizia” mediocrità civica educativa e culturale, arrivata a livelli di ignavia senza precedenti, nella stanchezza evidente di una popolazione che bene o male da vent'anni subisce amministrazioni che non si può dire che abbiano sviluppato politiche giovanili o favorito la crescita sociale e che spesso non hanno nessuna intenzione di farsi da parte, riorganizzando così la propria continuità, coltivando relazioni opportune e preparandosi il terreno per il futuro? O cos’altro ancora? E’ legittimo ipotizzare e riflettere se, salvo rare eccezioni, sotto un'apparente politica del risparmio, i servizi, i rapporti di forza e il controllo del territorio non abbiano mai interessato poteri forti, ma gente semplice, persone o attività senza mezzi, impossibilitate quindi, sia che avessero torto, sia ragione, a difendersi, e destinate irrimediabilmente a essere sfruttate, o soccombere e/o “farsi da parte”? E’ così assurdo lamentare la possibilità che il soffocare dei talenti, così tanto oggetto di discussioni a livello nazionale, possa avere la sua origine proprio negli angoli più puri di una campagna incontaminata che forse così incontaminata e pura non è?

Non siamo in grado di fornire risposte a queste domande, che giriamo a  chi di competenza, ma questi tempi, che si evolvono ormai verso direzioni di cambiamento sostanziale di metodi e persone, ci stanno dicendo qualcosa, che forse è il momento di provare a cambiare anche noi, di sperimentare nuove strade e ritrovare energia e coraggio,  affinché non “la bestia” ma l’entusiasmo prenda il sopravvento e non accadano più fatti simili.

Tocca a noi. Ma i morti almeno lasciamoli in pace!

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