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L’Oltregiogo non è solo sagra dello stoccafisso.
(ma lo stoccafisso non lo sa)

L’inchiostro fresco

C’è un mensile che sembra un giornale, nuovo e gratuito, dell’Oltregiogo ligure, bello di foto e corposo di pagine, che si definisce “free press e informazione locale”.

Lo scenario sembra semplice: un editore dinamico e vicino alle nuove tecnologie di comunicazione, un direttore entusiasta e tante “giovani penne” che crescono insieme ai lettori. Il suo nome è L’inchiostro fresco.

In un certo senso ricorda il nostro sito. Non può essere un caso infatti che sul loro (sito)  http://www.inchiostrofresco.it si leggano parole come queste:

Il Magazine de l’inchiostro fresco, sull’esempio dei tabloid stranieri e dei giornali nazionali, rappresenta lo spazio di approfondimento delle notizie ma, ancora di più, un luogo di riflessione ampliato e trasversale che possa andare alla ricerca di luoghi, personaggi, situazioni – in una parola: storie – che spesso non trovano riscontro o non riescono ad avere voce. Si produce così quel surplus che rielabora la cronaca in cultura e l’informazione in ritratto, per dare ancora di più al lettore il senso di appartenenza e di vicinanza ad aspetti della nostra realtà locale che altrimenti andrebbero perduti e a cui troppo spesso si finisce per non dare ascolto.

“Tabloid stranieri?”. Quasi non ci credevamo. La prima differenza che ci viene in mente è che noi non siamo un giornale, che viene aggiornato con una frequenza periodica, ma siamo on line “per mano” degli utenti stessi e con una frequenza di aggiornamento casuale: utenti che ci e si raccontano, pubblicano, suggeriscono.

E’ il nuovo che avanza. In fondo, diciamolo, come può pensare di competere oggi un imprenditore che non possiede neanche una mail, e un sito come prima vetrina, che non adotta orari flessibili e propone prodotti innovativi con disponibilità e sacrificio? Non potrà lamentarsi se poi La grande distribuzione lo maltratterà e se ad essa si rivolgeranno i giovani e i nuovi lavoratori, oltre al turista, il viaggiatore e l’emigrato. Troppo facile nascondersi dietro il dito dei prezzi, perché la qualità è un valore imprescindibile. E in tempi di crisi si sposa maggiormente alla verità e alla serietà professionale.

Internet, comunicazione, lettura. Perché la gente non legge più i giornali e naviga tantissimo sul web? Forse anche perché l’informazione che riceviamo dalla carta stampata è frammentaria, monotona, omologata, ripetitiva e soprattutto spesso addomesticata? Certo non solo, ma questo potrebbe essere uno dei mali.

Eppure c’è chi è molto chiaro sull’argomento: ”Non bisogna ribellarsi solo alla Tav perché “tocca” il nostro orticello, ma anche alla propria apatia, alle consacrate e provinciali abitudini. Conosco un carrozziere che doveva vendere un ponte. Mi raccontava che aveva messo l’annuncio su Internet e gli aveva telefonato uno di Ovada, il quale a sentire che lui stava ad Arquata Scrivia aveva sbottato “è troppo lontano”. Poi lo chiamò uno di Pescara, che la mattina dopo gli fece trovare un camion pronto al prelievo del ponte davanti alla carrozzeria. Non è casualità neanche questa, ma un episodio simbolico da prendere in considerazione in maniera molto seria.”

Educare il cliente, oltre all’imprenditore?

E ancora: “E’ incredibile quanto sia ridotto il numero di mail aziendali nella valle Scrivia. Per esempio, se solo diamo un’occhiata alle pagine gialle, in rapporto alle pubblicità presenti, notiamo un’altissima percentuale di mail non più funzionanti e/o legate a provider globali, mail che pubblicizzano più yahoo o hotmail piuttosto che l’impresa, o il proprio stesso sito – quando esiste - , come se questo non fosse fondamentale, anche solo in una banale ricerca sul web o per gli stessi motori di ricerca, sempre più severi e attenti ai dettagli, anche per la propria immagine d’impresa.

C’è qui l’atavica diffidenza dell’uomo di campagna verso l'innovazione, che appare distante e sconosciuta – ed è meglio che così rimanga – salvo poi ritrovarsi tutti insieme in realtà soffocanti e falsamente libere come Facebook   a dire sciocchezze per liberarsi dalle frustrazioni del giorno; qui insomma la maggior parte delle imprese preferisce spendere 300 euro per una pubblicità striminzita in un giornaletto che non leggerà quasi nessuno, distribuito qualche giorno prima della sagra dello stoccafisso , piuttosto che 70 euro per trovarsi in evidenza su Internet per un anno intero, oppure mettono annunci su giornali che qui non si vendono o leggono, invece di inserirli gratuitamente online, dove ormai chiunque fa le sue ricerche prima di rivolgersi altrove”.
Così parla Cristiano Sias, che di comunicazione se ne intende, se non altro per aver vissuto, per motivi di lavoro con aziende di informatica e telecomunicazioni e per le proprie attività letterarie, in decine di località e regioni diverse in Italia e all’estero.

Che lo stoccafisso si convinca. Lui stesso se ne avvantaggerebbe: c’è bisogno di una presa di coscienza, di aria nuova, anzi fresca, c’è la necessità di realtà come “L’inchiostro fresco”, per non restare indietro in Europa e nel mondo e restituire quel senso “di vicinanza ad aspetti della nostra realtà a cui troppo spesso si finisce per non dare ascolto”.

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