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Nel momento in cui si prende la laurea in Giurisprudenza, il passo successivo per diventare avvocato è iniziare il periodo della pratica forense. In altre parole, si tratta di un periodo medio breve di 18 mesi nel quale il neo laureato apprende tutti i trucchi del mestiere e come si esercita in modo pratico il lavoro del legale, a prescindere che si voglia diventare avvocato penalista Roma, Milano e così via. La pratica forense deve essere attuata all’interno di uno studio legale, in particolar modo da un dominus, cioè un avvocato particolarmente esperto. Ma come funziona nel dettaglio questa pratica? Scopriamolo.

  1. Bisogna trovare un dominus

Il dominus è l’avvocato di uno studio legale che si prende cura e controlla tutte le attività che fa il praticante durante il periodo di praticantato. Questo dominus deve essere iscritto all’Albo almeno da 5 anni per poter accogliere giovani nel suo studio. Lo scopo è presto detto: controllare il lavoro del neolaureato e insegnarli tutto ciò che deve sapere per poter esercitare in un futuro la professione che desidera.

  1. Partecipate alle udienze

Una volta scelto il vostro dominus e iniziato il periodo di praticantato arriva il momento di presenziare alle udienze, fulcro della pratica forense per un avvocato. Durante i 18 mesi, dovrete partecipare ad almeno 20 udienze a semestre, insieme al vostro dominus. Esistono comunque dei limiti di partecipazione: difatti, ogni neo laureato deve presenziare a non più di due udienze al giorno. Nel caso in cui non si riesca a prendere le 20 udienze ogni sei mesi, il semestre è possibile chiuderlo anche in modo incompleto. Tuttavia, le udienze rimaste vanno recuperate nel mese successivo.

  1. Scrivete tutto sul libretto

Ogni praticante ha in dotazione un libretto su cui annotare tutte le udienze a cui ha partecipato, in modo da attestare la regolarità della pratica forense. In aggiunta, vanno attestate anche le questioni giuridiche rappresentate. Può accadere che vengano richieste anche delle relazioni: in questo caso, vanno scritte, firmate dal dominus e dal praticante e spedite all’Ordine degli Avvocati.

  1. Esame finale


A conclusione della pratica forense, si dà l’esame finale che attesta il vostro praticantato. Si tratta di un colloquio orale nel quale vi verranno poste solo domande basilari, comunque inerenti alle questioni giuridiche trattate nelle udienze. Insomma, un colloquio molto semplice e formale.

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